Tutti in giorni, dal lunedì al sabato, in diretta dalle ore 10:00 alle 10.30 su Radio Manà Manà -89.100 FM-
lunedì 19 marzo 2012
Padri Docili 2.0
In una puntata di "Music&Medicine" di qualche tempo fa parlammo di uno studio molto particolare che riguardava la diminuzione di Testosterone per i "neo-padri". A tal proposito, vista la giornata, ho ritrovato i miei vecchi appunti su tale ricerca. Fondamentalmente il provvedere ai bisogni del neonato, successivamente al parto della propria donna, porta i livelli di testosterone nell’uomo a scendere in maniera sensibile, parliamo di circa un terzo della quantità normalmente presente in un individuo, e maggiore è l’impegno del neo-padre con il proprio figlio, maggiore è il calo di questo ormone maschile all’interno del corpo dell’uomo. A tentare di spiegarne il funzionamento ci ha provato una ricerca statunitense pubblicata sulla rivista Pnas, Proceedings of The National Academy of Science, che sottolinea come sia la “natura” stessa a regolare il tutto, tenendo alti i livelli di questo ormone prima del parto delle compagne degli uomini e successivamente abbassarli appena dopo il parto stesso. Un meccanismo che il corpo instaurerebbe, in modo tale da dare al padre la possibilità di prendersi cura del bambino focalizzandosi solo sulla sua sopravvivenza e non sulla riproduzione della specie a livello sessuale. Il campione preso in considerazione ha riguardato 624 giovani delle filippine studiati tra il 2004 ed il 2009. L’analisi comparata ha sottolineato come i papà che spendono molto tempo nella cura dei figli abbiano livelli di testosterone più bassi di percentuali varianti dal 26% al 34%. Gli autori dello studio, dell’Institute for Policy Research at Northwestern all’Università di Chicago sottolineano che questo non significa che livelli di testosterone più basso rendano migliori gli uomini nel ruolo di padre a prescindere. In tutti gli uomini, indipendentemente dai propri livelli ormonali iniziali, alla nascita del figlio si scatena questo calo.
“I figli sono mandati sulla Terra per dare problemi ai padri… è una legge naturale.” (Era Mio Padre -Dreamworks -2002)
martedì 13 marzo 2012
Space the "penultimate" frontier
“Spazio ultima frontiera” questo l’incipit della gloriosa serie fantascientifica “Star Trek” che narrava le avventure del Capitano Kirk e del suo multietnico equipaggio. Purtroppo gli straordinari viaggi spaziali tanto ben raccontati dal genio di G. Roddenberry potrebbero rimanere un'utopia fantascientifica alla luce degli ultimi dati medici emersi in uno studio sui rischi per la salute degli astronauti durante la loro permanenza nello spazio. La risonanza magnetica infatti, condotta su 27 astronauti che avevano trascorso lunghi periodi nello spazio, ha rivelato anomalie ottiche e cerebrali simili a quelle che possono verificarsi nell’ipertensione intracranica idiopatica, una condizione potenzialmente grave che crea una pressione all’interno del cranio. Lo rivela l’analisi restrospettiva dei dati pubblicata online su ‘Radiology’ dai ricercatori dell’Università di Houston (Usa). Il team ha effettuato gli esami e analizzato i dati relativi ai 27 astronauti esposti a microgravità o assenza di gravità per una media di 108 giorni, nel corso di missioni sullo Space Shuttle o sulla Stazione spaziale internazionale, un centro di ricerca in orbita intorno alla Terra dal 1998. Otto dei 27 astronauti sono stati sottoposti a una seconda risonanza magnetica dopo un’altra missione nello spazio, durata in media 39 giorni. «I risultati hanno rivelato varie combinazioni di anomalie dopo l’esposizione cumulativa alla microgravità, osservate anche con l’ipertensione intracranica idiopatica», spiega Larry Kramer. «Questi cambiamenti potrebbero aiutare gli scienziati a comprendere meglio i meccanismi responsabili dell’ipertensione intracranica nei pazienti che non viaggiano nello spazio». In particolare, tra gli astronauti con più di 30 giorni di esposizione cumulativa alla microgravità, si sono registrati: l’espansione del fluido cerebrale spinale intorno al nervo ottico (nel 33% del campione), l’appiattimento della parte posteriore del bulbo oculare (22% del campione), il rigonfiamento del nervo ottico (15%) e cambiamenti nella ghiandola pituitaria (11%). La perdita minerale ossea e muscolare, dunque, sono solo alcuni degli effetti noti della vita a gravità zero. Gli effetti rivelati dalla ricerca «rappresentano un fattore di rischio ipotetico e una potenziale limitazione ai viaggi di lunga durata» fra le stelle, aggiunge Kramer. Anche William J. Tarver, direttore della clinica medica della Nasa al Johnson Space Center, ha spiegato che l’agenzia ha notato cambiamenti nella visione di alcuni astronauti della stazione spaziale internazionale, la cui origine non è ancora stata pienamente compresa. «La Nasa ha posto questo problema in cima alla lista dei rischi umani, ha avviato un programma completo per lo studio dei meccanismi e delle implicazioni» di questi effetti, «e continuerà a monitorare attentamente la situazione», ha assicurato Tarver.
lunedì 5 marzo 2012
Organi Artificiali
Nel racconto fantascientifico “L’Uomo Bicentenario” di Isaac Asimov il robot protagonista, che desidera fortemente assomigliare il più possibile ad un uomo in una sorta di “Pinocchio” del futuro, riesce ad inventare degli organi artificiali capaci di sostituire egregiamente quelli naturali non più funzionanti. Ma come spesso accade la fantasia anticipa la realtà. Recentemente infatti, dopo la vescica prodotta in laboratorio qualche tempo fa, sono stati creati altri 30 fra organi completi o parziali che nel giro di qualche anno saranno pronti per essere impiantati sull’uomo. Li sta studiando Anthony Atala, pioniere della medicina rigenerativa, che ha esposto il suo lavoro alla conferenza sulle staminali adulte tenutasi in Vaticano, Promossa dal Pontificio Consiglio per la Cultura. “Attualmente stiamo lavorando su 30 diverse linee – ha spiegato l’esperto – oltre alla vescica abbiamo ricreato e impiantato sull’uomo uretra, cartilagine, pelle, vasi sanguigni e altri organi di cui non posso parlare perchè i risultati non sono ancora stati pubblicati. Di sicuro nei prossimi anni ce ne saranno altri, anche se la strada verso organi complessi come cuore o fegato è ancora lunga, mentre è più vicina la produzione di parti, come valvole cardiache o isole che riproducono alcune funzioni del fegato”. Chissà cosa direbbe oggi Asimov alla luce di queste innovazioni. Possiamo provare ad immaginarlo citando il robot umanoide Andrew che chiude il racconto dicendo: “Come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi, che preferisco morire come uomo, che vivere per tutta l’eternità come macchina.”
martedì 28 febbraio 2012
Brainer, l’alleato elettronico contro le demenze
La tecnologia negli ultimi anni è stata impiegata sempre più al servizio della scienza. L’utilizzo di moderne apparecchiature ha permesso una “piccola” rivoluzione in ambito medico/scientifico riuscendo per esempio a rivoluzionare il mondo della diagnostica per immagini e di conseguenza migliorando il grado di diagnosi in campo medico. In un prossimo futuro vedremo sicuramente apparire strumenti elettronici e tecnologicamente avanzati che potranno migliorare in modo importante la qualità di vita delle persone ma soprattutto di quelle affette da patologie oggi ritenute “complesse”. Forse però il futuro è meno lontano di quanto si possa immaginare. È stato infatti presentato il 12 ottobre a Milano «Brainer», primo “brain trainer” scientificamente validato e completamente ‘made in Italy’. L’apparecchio è stato sviluppato da un’azienda inserita nell’incubatore di imprese del Politecnico di Torino. L’indagine sul valore di strumenti elettronici e sulle patologie neurologiche è stata a cura di Cinzia Negri Chinaglia, specialista in Geriatra e Riabilitazione Alzheimer presso l’Asp IMMeS e Pio Albergo Trivulzio di Milano, e di Giuliano Geminiani, specialista in Neurologia e docente di Neuropsicologia Clinica nel dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. “Il concetto di training cognitivo si basa sul presupposto che attraverso una serie di esercizi ripetuti, gli individui possono migliorare qualsiasi prestazione mentale, analogamente a quello che avviene per il sistema motorio grazie all’esercizio sportivo – spiega Geminiani – e un training cognitivo clinicamente validato non solo migliora le prestazioni cognitive in compiti specifici, ma determina un aumento della plasticità cerebrale, che è il principale presupposto di una più ampia possibilità di riabilitazione delle funzioni intellettive”.La Dott.ssa Chinaglia ha inoltra aggiunto all’Adnkronos Salute che “Il termine demenza fa riferimento ad un insieme di sintomi che si manifestano con un declino progressivo delle funzioni cognitive a diversi livelli, vengono così coinvolte diverse abilità: la memoria, l’apprendimento, la facoltà di leggere e scrivere, la comprensione del linguaggio, la capacità di riconoscere gli stimoli provenienti dall’esterno. Le conoscenze sui meccanismi che causano la degenerazione e la morte dei neuroni sono tutt’ora lacunose. Si ritiene che vi siano, comunque, diversi fattori che possano provocare la malattia, agendo su un substrato genetico. È però certo che attività fisica, controllo del peso, attività mentale, vita socialmente attiva e una dieta mediterranea ricca di elementi antiossidanti e grassi insaturi abbiano un effetto protettivo”. Attualmente si stima che le persone affette da demenza in Europa siano quasi 10 milioni e circa 36 milioni nel mondo. Nel 2030, però, si presume arriveremo rispettivamente a 15 e 65 milioni. In questo scenario la ‘Brainer’, azienda che dà il nome all’apparecchio, è riuscita a realizzare una gamma di strumenti multimediali interattivi che allenano la mente e ne riabilitano specifiche funzionalità. “Sono disponibili diversi livelli di difficoltà per permettere una scelta adeguata in relazione alle problematiche individuali - si legge nella nota – Gli esercizi di ‘Brainer’ prevedono l’utilizzo del touch-screen, sistema che agevola l’utilizzo del mezzo informatico da parte di pazienti con deficit di varia natura e in contesti come quello domiciliare e ospedaliero”.
lunedì 20 febbraio 2012
Di Insonnia e Zerocalcare
In una delle primissime puntate di "Music&Medicine" parlammo di Insonnia commentando alcune pubblicazioni comparse sulle maggiori riviste scientifiche di settore e si cercò di approfondire il dato riguardante i rimedi di un problema che sembrerebbe affliggere quasi 12 milioni di Italiani, almeno secondo una revisione degli studi portata avanti recentemente dal The Lancet. Come spesso però accade, per far luce su un problema o per riuscire a comunicarlo nel modo più chiaro e diretto possibile, la scienza non ha strumenti immediati come quelli a disposizione invece al mondo del fumetto; e anche di questo ci siamo occupati già QUI e QUI e anche QUI (è bello "citarsi addosso" come direbbe il buon Woody Allen). Questa volta ci pensa Zerocalcare, fumettista romano, ad esternare i disagi legati proprio all'Insonnia. Nel suo breve racconto è facile trovare qualche sintomo tipico di questa condizione, salvo forse il caso delle braccia per il quale ho delle perplessità ma sicuramente rende bene l'idea di fastidio di chi non riesce a dormire nel proprio letto per le più svariate motivazioni.
Il resto della storia lo trovate QUI
"Pensare al futuro è frustrante per un insonne, perchè l'insonnia ti catapulta indietro nel tempo" -Zerocalcare-
giovedì 9 febbraio 2012
Anziani “arrapati” e malattie veneree
L'esplicito titolo del post racchiude in se l'essenza del post stesso. In effetti ai tanti e noti problemi di salute legati alla "Terza Età" si andrebbe ad aggiungere quello delle malattie a trasmissione sessuale. Un "gentile omaggio" dato dal noto farmaco Viagra utilizzato in particolar modo dalle categorie "over" che ha rilanciato la sessualità negli anziani riportando loro nuova vitalità e anche "nuove" infezioni. Il fenomeno è stato notato negli Usa e “certificato” dal Cdc di Atlanta, ma è in atto anche da noi secondo Giampiero Carosi, presidente della Società Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (Simast). "I dati statunitensi sono paragonabili ai nostri – ha affermato Carosi – il fenomeno si vede bene ad esempio con l’Aids: in pochi anni l’età media del contagio è aumentata di 10-15 anni, e ora è di 40-42 anni per l’uomo e 30-32 per la donna, ma vediamo casi anche in persone di 50, 60 e persino 70 anni". Il Cdc ha lanciato l’allarme per la fascia 45-65 anni sia per la clamidia che per la sifilide: "Soprattutto la sifilide, insieme alla gonorrea, sta diventando un problema grave anche da noi" conferma Carosi, che è d’accordo anche nell’attribuire all’attività sessuale prolungata una forte responsabilità. "Le principali fonti di contagio per gli eterosessuali sono i rapporti con prostitute e travestiti, che notoriamente riguardano di più le persone un pò più avanti nell’età che si sentono “rassicurate” dall’uso del Viagra". Ecco dunque un nuovo scenario "medico" profilarsi all'orizzonte dove alle caratteristiche patologie come femori fratturati, Alzheimer e Fuoco di Sant'Antonio potrebbero aggiungersi le già citate AIDS, Gonorrea, Sifilide ed Epatiti legate storicamente soprattutto ad atteggiamenti sessuali promiscui e non protetti. Se il sesso è uno dei sistemi migliori per esorcizzare la morte, non riesco a non pensare ad anziani che muoiono per complicanze date da tali patologie. Li immagino nei loro letti, guardare le loro giovani badanti, malati ma forse ancora felici e probabilmente soddisfatti.
"Più si diventa vecchi, più si amano le indecenze." -Virginia Woolf-
"Più si diventa vecchi, più si amano le indecenze." -Virginia Woolf-
martedì 7 febbraio 2012
La luce che brilla il doppio dura la metà
Perchè, dopo aver conquistato praticamente tutto il mondo conosciuto, è caduto l'Impero Romano? Perchè Varo perse tre legioni a Teutoburgo? Perchè dopo 15 anni è finito "E.R Medici in Prima Linea"? Perchè non vendono più i fiammiferi per accendersi una sigaretta? La risposta, nonostante i dettagli del caso, è perchè le cose cambiano e finiscono. La fine delle cose fa parte delle cose stesse e questo è un dato inconfutabile. Anche il Sole fra 5 miliardi di anni terminerà la sua attività e si spegnerà definitivamente. A tal proposito anche "Music&Medicine" termina, almeno per ora, il suo percorso radiofonico. La sua "fine" si inserisce nella normale evoluzione delle cose alla luce del fatto che le mie competenze sono richieste in altri settori. A differenza dell'Impero Romano o del Sole proseguirà la sua esistenza qui sul web, continuando ad informare rigurado novità e curiosità provenienti dal mondo scientifico e non solo... Vi aspetto dunque sul Blog, "Music&Medicine" prosegue in una nuova forma.
"La luce che brilla il doppio dura la metà" -Jimi Hendrix-
Iscriviti a:
Commenti (Atom)






