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mercoledì 12 dicembre 2012

Sogno o son desto?



Chi non ha mai provato quella caratteristica sensazione di sonnolenza che si ha la mattina appena svegli, tipica dopo una nottata insonne e che perdura per tutto l’arco della giornata rendendo una qualunque attività, lavorativa e non, particolarmente complessa da gestire a livello fisico e mentale? Una condizione che normalmente è “curabile” con un buon sonno ristoratore, almeno per i più fortunati. Secondo un recente studio infatti, apparso sulla prestigiosa Science Translational Medicine, sempre più individui fra i 20 ed i 30 anni di età andrebbero incontro a quella che è stata definita come l’Ipersonnia Primaria una vera e propria condizione patologica, diversa dalla più nota narcolessia che porta ad improvvisi attacchi di sonno, caratterizzata da un continuo stato di torpore e di sonnolenza. David Rye, neurologo dell’Università Emory di Atlanta e primo firmatario della ricerca, sospettava da tempo la possibile implicazione in questa malattia di un neurotrasmettitore chiamato GABA. Per verificare la sua ipotesi il ricercatore ha prelevato del liquido cerebrospinale dai pazienti e ha osservato se in effetti dei recettori per il GABA si attivassero in presenza del liquido prelevato. In realtà al primo tentativo nulla è avvenuto, ma quando è stata aggiunta una piccola quantità di GABA al liquido la risposta dei recettori è stata molto evidente, più forte di quella che ci si aspettava per quella minima quantità di neurotrasmettitore. Sembra dunque che qualsiasi sia la sostanza contenuta nel sistema nervoso degli ipersonni questa non agisca direttamente sui recettori, ma ne aumenti la sensibilità al GABA, proprio come fanno le benzodiazepine, quella classe di farmaci, nota come Valium o Xanax, utilizzati dagli insonni. Sulla base dei suoi risultati, il Prof. Rye ha iniziato, insieme al suo staff, a lavorare su un nuovo farmaco capace di contrastare “l’effetto sonnolenza” nei soggetti sensibili. “La ricerca sull’Flumazenil (questo il nome del farmaco nda) è ancora all’inizio, confidiamo però sui buoni risultati finora ottenuti.” Ha commentato il ricercatore che ha poi aggiunto: “Speriamo inoltre arrivino presto dei finanziamenti per la nostra ricerca affinché si possa condurre quanto prima un importante studio clinico”. 
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